La Croazia chiede la restituzione di beni militari che valuta oltre 2,7 miliardi di euro da parte del Montenegro, e non soltanto della nave scuola Jadran. Lo ha dichiarato il ministro degli Esteri croato Gordan Grlić Radman. Durante una visita legata al Processo di Berlino, ha affermato che Zagabria dispone di documenti e mappe interattive relative ai beni che si trovavano sul territorio croato alla fine di maggio 1990 e che, successivamente, dopo l’inizio delle guerre degli anni Novanta, sono finiti in Montenegro.

Secondo la ricostruzione croata, riportata dall’emittente pubblica montenegrina RTCG e da altri media regionali, alla fine di maggio 1990 in Croazia si trovavano circa 207 unità navali militari e circa 30 in Montenegro; un anno dopo il rapporto si era invertito. Grlić Radman ha affermato che tra i beni mancanti figurano navi da guerra, sottomarini e un ospedale militare e che alcune imbarcazioni “sono scomparse con il favore della notte”. Ha definito la questione una successione patrimoniale documentata, piuttosto che una rivendicazione politica, e ha dichiarato che Zagabria sa quando i singoli beni hanno lasciato le località croate.

La proprietà della Jadran rimane l’aspetto più antico e visibile della controversia. La Croazia sostiene che la nave, costruita per la Marina reale jugoslava e utilizzata per l’addestramento di base del personale navale, appartenga alla Croazia e che il suo porto di origine sia Spalato. Il Montenegro sostiene invece di esserne il legittimo proprietario e che la nave, tuttora in servizio nella Marina montenegrina, debba rimanere nel Paese. Il ministro della Difesa montenegrino Dragan Krapović ha ripetutamente definito inaccettabile qualsiasi ipotesi di trasferimento.

Il ministro degli Esteri montenegrino Ervin Ibrahimović ha risposto che non gli è mai giunta alcuna richiesta formale da 2,7 miliardi di euro e che le questioni patrimoniali bilaterali dovrebbero essere mantenute separate dal processo di adesione all’Unione europea. La distanza tra la cifra resa pubblica dalla Croazia e l’assenza di una richiesta ufficialmente registrata a Podgorica lascia poco chiaro lo status giuridico preciso della rivendicazione più ampia.

La dichiarazione si inserisce in un più ampio insieme di questioni aperte che la Croazia ha collegato ai negoziati di adesione del Montenegro. Dopo aver incontrato il primo ministro Milojko Spajić a Tivat a giugno, il premier croato Andrej Plenković ha elencato tra le questioni ancora da risolvere il risarcimento agli ex detenuti dei campi di prigionia, la ricerca delle persone scomparse, i procedimenti per crimini di guerra, la restituzione dei beni alla minoranza croata, la Jadran, una definizione definitiva del confine marittimo e la conservazione permanente della targa commemorativa presso l’ex campo di Morinj.

Il ministero degli Esteri croato ha ribadito che la risoluzione di queste questioni è necessaria per completare i negoziati, in particolare il Capitolo 31 sulla politica estera, di sicurezza e di difesa, che richiede relazioni di buon vicinato e non può essere chiuso senza il consenso di Zagabria.

Il Montenegro ha aperto tutti i 33 capitoli negoziali e ne ha chiusi provvisoriamente una parte significativa, con l’obiettivo ufficiale di concludere i negoziati entro la fine del 2026 e aderire all’Unione europea nel 2028. Dalla metà del 2026 la Croazia ha però negato il proprio sostegno alla chiusura di diversi capitoli, tra cui quelli relativi alle norme sui trasporti e alla politica estera, anche nei casi in cui altri Stati membri erano pronti a procedere.

La commissaria europea all’Allargamento Marta Kos ha esortato entrambe le parti a risolvere le questioni bilaterali ancora aperte; secondo i media montenegrini, una recente visita a Zagabria non ha prodotto progressi, con i funzionari croati che hanno sottolineato l’inattività della parte montenegrina.

A Zagabria è diffusa la convinzione che il governo Spajić abbia scelto di lasciare il Capitolo 31 alle fasi finali del processo, calcolando che la Germania e altre capitali europee influenti finiranno per fare pressione sulla Croazia affinché ceda.

Esponenti politici croati, tra cui l’eurodeputato Andro Krstulović Opara, hanno dichiarato che i deputati della Croazia meridionale non sosterranno la ratifica di un Trattato di adesione finché rimarranno aperte questioni fondamentali legate alla guerra e ai beni patrimoniali. Hanno inoltre indicato come politicamente inaccettabile la permanenza ai vertici del Parlamento di Andrija Mandić, che ha parlato del proprio ruolo nelle operazioni militari attorno a Dubrovnik. La retorica anticroatа proveniente da alcune componenti dell’opposizione filoserba in Montenegro ha ulteriormente irrigidito l’opinione pubblica croata rispetto alla possibilità di concessioni.

Grlić Radman ha respinto l’accusa secondo cui la Croazia starebbe cercando di rallentare l’adesione del Montenegro. Ha dichiarato che Zagabria vuole che ogni capitolo venga chiuso non appena siano soddisfatti i relativi criteri, con particolare attenzione ai parametri sullo Stato di diritto, e che alcuni capitoli vengono chiusi troppo rapidamente.

Se la cifra di 2,7 miliardi di euro diventerà una richiesta formale nell’ambito dei negoziati, o rimarrà un riferimento politico pubblico alla controversia sulla successione patrimoniale insieme alla questione della Jadran, influenzerà la prossima fase dei colloqui bilaterali e i tempi di chiusura del Capitolo 31.

Tradotto da Cesare Ceccato. Articolo originale pubblicato su EUAlive disponibile qui.

, , , , , , ,
Per approfondire
Latest Posts from Focus Europe

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *